cina: futuro nero per i disoccupati



PECHINO
Se il ministero del lavoro fa venire i brividi
Cinque milioni di nuovi disoccupati entro la fine dell'anno. Questa la poco
rassicurante previsione del ministro del Lavoro, Zhang Zuoji
  avanti con le riforme di mercato, meno restrizioni per le imprese private e
cinque nuovi milioni di disoccupati entro la fine dell'anno. Questa la poco
rassicurante previsione del ministro del Lavoro, Zhang Zuoji, che snocciola le
cifre della nuova economia cinese. Finora, soltanto nelle città industriali si
sono ufficialmente contati quasi 12 milioni di disoccupati tra i colletti blu;
quelli che, per ammissione dello stesso ministero hanno assai poche probabilità
di trovare un nuovo lavoro nel giro di qualche mese.
La Cina è entrata nel terzo e ultimo anno di riforma dell'industria di Stato e
il numero delle imprese che producevano perdite è stato ridotto della metà,
dicono con orgoglio i responsabili di regime. A pagarne il prezzo sono
soprattutto gli operai. Soltanto l'anno scorso in sei milioni e mezzo sono stati
licenziati, mentre si avanza lo spettro di nuovi tagli per cinque milioni di
persone. E nonostante sia stato creato un centro di ri-collocamento a livello
nazionale, la percentuale di disoccupati che trova rapidamente un nuovo lavoro
non supera il 40%. Per i più giovani c'è qualche chance, gli altri dovranno
accontentarsi della previdenza sociale, ha ammesso candidamente il ministro. Una
previdenza che fa acqua da tutte le parti. Il governo sta faticosamente mettendo
in piedi un nuovo sistema di welfare urbano, studiato appositamente per i licenziamenti di massa nell'industria. Ma soltanto l'anno scorso 700mila disoccupati non hanno ricevuto un soldo di sussidio, mentre 500mila pensionati non hanno visto per dieci mesi la pensione. Il signor Zhang accusa di queste "disfunzioni" le imprese di Stato, in molti casi responsabili del pagamento dei sussidi. Questo sulla carta, poiché se le imprese non hanno liquidi, le autorità regionali non intervengono per garantire i pagam

enti. 
Lacrime e sangue, dunque, per permettere alla Cina di scalare le migliori posizioni competitive in Asia e al suo interno, dove si affaccia la concorrenza straniera. Ma la vera novità è la franchezza con cui il ministro del Lavoro snocciola le cifre di una situazione sociale sempre più esplosiva. Esse danno la misura dei problemi che deve affrontare il governo, tanto più che la popolazione agricola, la stragrande maggioranza dei cinesi, viene costantemente ignorata dalle statistiche sula disoccupazione. E mo

lti analisti ritengono che le cifre ufficiali sui disoccupati urbani siano gravemente sottostimate. 
D'altra parte il governo si è spinto troppo in avanti per pensare a strategie alternative di "rinnovamento" ideologico ed economico. Per quest'anno si è impegnato a rimuovere o alleggerire le restrizioni alla libera impresa privata. Obiettivo, metterle su un piede di perfetta parit… con quelle di Stato - eccezion fatta per le aziende "coinvolte nella sicurezza nazionale e nel settore strategico delle telecomunicazioni". Secondo gli ultimi accordi, gli imprenditori privati potranno drenare nuovi capitali in 

Borsa ed avere libero accesso al credito bancario. Inoltre sono previste varie forme di sgravi fiscali. La stessa costituzione Š stata cambiata lo scorso anno per dire che il settore privato non Š pi— una semplice "componente" dell'economia, bens? una "componente importante". Qui a Pechino questa non Š solo una sfumatura semantica.
MICHAEL FOREMAN
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FONTE: AVVENIMENTI - ANNO XIII - N. 71
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PIER LUIGI GIACOMONI
rhenus at libero.it

Net-Tamer V 1.11.2 - In Prova

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