Chiama l'Africa news 12/05/03



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Newletter del 12 maggio 2003

NOTIZIE DAL CONTINENTE

1. COLLERA E INQUIETUDINE NELLA SOCIETÀ CIVILE PER LA GUERRA ALL'IRAQ
L'opinione pubblica di molti paesi africani ha espresso attraverso la
stampa e manifestazioni pubbliche il suo ripudio della guerra
anglo-americana contro l'Iraq. Articoli duri sono usciti sui giornali di
Benin, Senegal, Congo, Cameroun. Manifestazioni si sono avute in Niger,
Senegal, B.Faso. All'inquietudine per una guerra ritenuta di stampo
coloniale e imperialista si unisce la ferita di una memoria collettiva
ancora viva.
"Opporsi alla guerra" secondo il "Collettivo contro l'impunità" del Burkina
Faso, non dipende dalla natura del regime di Saddam Hussein. Denunciamo
tutti i regimi dittatoriali, ma non spetta agli Stati Uniti decidere al
posto del popolo iracheno".
Sebbene si tratti dell'eliminazione di un dittatore gli africani, che
all'interno del loro continente sono ancora costretti a confrontarsi con
dei regimi autoritari, rifiutano di rallegrarsi di fronte ad una guerra che
introduce unilateralmente nel campo delle relazioni internazionali un
concetto inedito: quello della "liberazione" dei popoli a colpi di bombe e
di massacri. Soprattutto senza che nessuno si sia preoccupato di chiedere
agli Iracheni se fossero disposti a pagare una tale prezzo per la fine del
regime di Saddam Hussein. Il "bushismo" viene considerato una barbarie e
uno schiaffo alla legalità internazionale.
Fonte: Nouvel Afrique-asie Maggio 2003

2. L'IRAQ NON FACCIA DIMENTICARE L'AFRICA
I dirigenti africani invitano la comunità internazionale a vigilare
affinchè l'enormità del lavoro di ricostruzione dell'Iraq del dopoguerra
non faccia calare il sipario ancora una volta sui bisogni del continente.
Oltre a Thabo Mbeki, presidente del Sudafrica, altre dichiarazioni vengono
dal ministro delle finanze del Lesotho Timothy Thahane "Oggi l'Iraq
richiama l'attenzione del mondo intero, così come ieri avveniva per il
Kosovo e l'Europa dell'Est", ha affermato durante la riunione annuale della
Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale svoltasi a Washington
in aprile, durante la quale i ministri delle finanze africani hanno
esortato i donatori a non ridurre le risorse destinate alle crisi
umanitarie, sociali ed economiche che attanagliano il continente.
Già James Morris, direttore generale del Programma Alimentare Mondiale
(PAM), durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in aprile
aveva accusato i donatori internazionali di praticare la politica del "due
pesi, due misure". "Come è possibile - si è domandato - che accettiamo
sistematicamente che le sofferenze e la disperazione in Africa assumano
proporzioni che sarebbero giudicate inaccettabili in qualunque altro posto
nel mondo?"
Prosegui sul sito la lettura dell'articolo di Gumisai Mutume, Afrique
Relance-Onu (maggio 2003)
http://www.cipsi.it/africa/dettagli.asp?ID=478&tipo=1

3. AFRICA : L'AUMENTO DI AIUTI AMERICANI E' SOLO UN'ILLUSIONE ?
I discorsi americani sul rilancio della cooperazione verso l'Africa
subsahariana non fanno altro che moltiplicarsi. Ma non resistono ad un
esame attento. Secondo il budget previsto per l'esercizio 2004, presentato
il 3 aprile al Congresso, l'aiuto bilaterale accordato alla regione è
leggermente aumentato in quantità diminuendo tuttavia in percentuale. E'
passato infatti dai 1,2 miliardi di dollari del 2002 (pari al 6,3% degli
aiuti totali degli Stati Uniti) ai 985 milioni del 2003 (5,6%) per arrivare
a 1,1 miliardi di dollari nel 2004 (5,5%). I quarantotto paesi interessati
ricevono all'incirca la metà degli aiuti accordati ai quattro paesi
dell'Africa del Nord (Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto) ai quali andranno
1,9 miliardi di dollari nel 2004, dei quali tuttavia il 98% è destinato al
Cairo come ricompensa per l'accordo di pace concluso con Israele nel 1979.
Aggiungendo gli aiuti multilaterali (che premiano ugualmente l'Africa del
nord) l'aiuto all'Africa, secondo la terminologia americana, si attesterà
su 1,8 miliardi di dollari nel 2004, contro l'1,7 del 2003 e l'1,9 del
2002. E' da notare che dieci stati si "accaparrano" il 62% del totale
accordato all'Africa Subsahariana: Uganda, Sudan, Etiopia, Kenia, Africa
del Sud, Nigeria, Ghana, Mozambico, Zambia e Malawi. E con l'arrivo dei
nuovi beneficiari (Comores e Guinea Equatoriale, con 50.000 dollari
ciascuno) nessun paese può più sfuggire all'influenza americana. Infatti è
sufficiente che il governo americano versi 1 dollaro in aiuti ad un paese
straniero perchè questo si aggiunga alla lunga lista di coloro la cui
situazione politica interna, l'economia e la diplomazia sono studiate con
cura dai parlamentari americani. Anche il loro voto nelle Nazioni Unite è
osservato con la lente di ingrandimento.
Samir Gharbi, L'intelligent-Jeune Afrique, 27 aprile 2003

4. NUOVE TENSIONI IN CASAMANCE
L'euforia che ha seguito l'incontro tra il presidente senegalese Abdoulaye
Wade e l'abbé Diamacoune Senghor, avvenuto domenica 4 maggio a Dakar, ha
presto lasciato il posto al ritorno delle ostilità, con una serie di azioni
ai danni dei mezzi di trasporto pubblici e della popolazione civile nei
pressi dei villaggi situati lungo la rotta transfrontaliera
Ziguinchor-Banjul-Dakar. Secondo le fonti governative il bilancio è di un
morto e di un ferito nelle fila dell'esercito nazionale e di vari feriti
tra i viaggiatori all'interno dei mezzi presi di mira. Ma l'incontro tra il
presidente e il leader storico del MFDC, che doveva segnare un ulteriore
avanzamento nel processo di pace di un conflitto che va avanti da 20 anni,
ha portato con se' un'altra grave conseguenza. Lunedì 5 maggio, cioè subito
dopo l'incontro a Dakar, 725 cittadini della Casamance rifugiati in Gambia
sono rientrati a Ziguinchor in condizioni disperate, secondo fonti non
ufficiali costretti ad un vero e proprio rientro forzato, cacciati con la
forza dai villaggi in cui erano ospitati. A far scattare l'atto di forza è
stato probabilmente l'inserimento nella trattativa di pace del rimpatrio di
un certo numero di rifugiati, anche se la notizia non era ancora stata data
ufficialmente.
Fonte RFI Actualité, 8/05/03

5. ONU: EMBARGO SUL LEGNAME LIBERIANO
Il 5 maggio L'ONU ha consolidato la definizione dell'embargo sulle
esportazioni di legname liberiano, già deciso con precedenti risoluzioni.
Le nuove sanzioni saranno in vigore a partire dal prossimo 7 luglio, e
impegneranno tutti gli stati aderenti a "prendere le misure necessarie ad
impedire per un periodo di dieci mesi l'importazione nel proprio territorio
di legname proveniente dalla Liberia". A motivare la risoluzione è il fatto
che la Liberia "non si è pienamente conformata alla richiesta di sospendere
ogni appoggio al Fronte Rivoluzionario Unito della Sierra Leone e ad altri
gruppi di ribelli armati della regione, come richiesto dalla risoluzione
1343 ".
Sarà un duro colpo per il regime di Taylor, per il quale viene meno una
importante risorsa finanziaria di finanziamento della guerra civile che
continua a imperversare nel nord-est del paese, soprattutto dopo l'analoga
risoluzione delle Nazioni Unite del marzo 2001 con cui si vietava
l'esportazione di diamanti non certificati, la vendita di armi a tutte le
parti belligeranti del paese e si limitava la circolazione di alcuni
funzionari. Tutto il ciclo di lavorazione del legname, dal taglio alla
commercializzazione, è sotto il controllo dei militari e di una fitta rete
di faccendieri russi, libanesi e asiatici, fino alla mafia corsa e
italiana, che fanno da anello di congiunzione tra il commercio illegale
delle armi e quello del legname. Ma anche i grandi importatori di legname
liberiano come la Cina (290.409 metri cubi importati nel 2000), la Francia
(167.779) e l'Italia (78.800) dovranno rivedere i loro affari. Secondo
l'organizzazione Global Witness tra il 1998 e il 2000 il taglio della
foresta liberiana ha raggiunto il milione di metri cubi, per un valore di
circa 187 milioni di dollari. Ma la banca centrale dello stato ha incassato
meno di sette milioni di dollari. Dov'è il resto? Solo Taylor e i suoi
amici possono rispondere. Senza calcolare il danno irrimediabile per
l'ambiente...
Fonti: UN Integrated Regional Information Networks, 8/05/03 - RFI
Actualité, 8/05/03

6. CESSATE IL FUOCO IN COSTA D'AVORIO
A seguito della firma di un cessate il fuoco integrale tra lo stato
maggiore ivoriano e i ribelli, avvenuta lo scorso 3 maggio, il governo di
riconciliazione nazionale ha annunciato la soppressione di tutte le "zone
di guerra" dichiarate tali per decreto, dopo lo scoppio delle ostilità, il
22 settembre dello scorso anno. Tale provvedimento dovrebbe avere ricadute
positive sull'economia del paese, consentendo un graduale ritorno alle
normali attività amministrative e produttive in particolare nella parte
nord del paese, maggiormente interessata dal conflitto.
Si vanno anche normalizzando i rapporti politico-diplomatici tra la Costa
d'Avorio e il vicino Burkina Faso, accusato fin dall'inizio di aver
fomentato la rivolta. Una violenta ostilità si era manifestata nel paese
contro i numerosi immigrati burkinabé, molti dei quali impiegati nelle
piantagioni. A disgelare i rapporti è stata la visita del ministro degli
esteri burkinabé Youssouf Ouédraogo, che si è incontrato con i ministri
ivoriani del commercio e dei trasporti.
"La crisi ha messo in luce la nostra dipendenza reciproca, e il fatto che
non c'è alternativa per i nostri paesi se non lavorare con intelligenza e
senso di responsabilità » , ha dichiarato il ministro Ouédraogo, mettendo
il dito nella piaga : il conflitto e i cattivi rapporti tra i due paesi
hanno infatti gravemente compromesso l'economia dell'intera regione.
Intanto procede la difficile costituzione del governo di transizione. I
dieci partiti firmatari degli Accordi di Marcoussis (PDCI, FPI, RDR, UDPCI,
PIT, MFA, UDCY e i tre movimenti ribelli) si sono incontrati dietro invito
dell'ex partito al potere e, con l'eccezione del FPI hanno sottoscritto un
ultimatum diretto al capo di stato Gbgabo, intimandogli di rendere pubblica
la formazione completa del governo e chiedendo la nomina di Ouassénan Koné
come ministro della difesa.
Fonte: AFP, 10/05/03 - Fraternité Matin (Abidjan), 9/05/03

7. DAKAR : FESTIVAL DELLA DANZA
Dal 30 maggio al 7 giugno si terrà a Dakar (Senegal) la seconda edizione
del Festival di danza"Kaay Fecc", una manifestazione internazionale che
mira a dare visibilità alla danza in tutte le sue forme. Trentuno compagnie
di danza provenienti da Africa, Europa e America del nord si esibiranno in
trediversi luoghi di Dakar durante gli otto giorni del festival organizzato
dall'associazione Kaay Fecc ("vieni a danzare" in lingua wolof), nata nel
gennaio 2000 con l'intento di favorire la promozione e la
professionalizzazione della danza e dell'arte coreografica in Senegal.
Sono previste anche delle forme di animazione popolare in due quartieri
della capitale, incontri tra i danzatori e il pubblico e sei laboratori
dedicati alle danze ivoriane, togolesi, bavaresi, caraibiche guineane e
senegalesi.
Gli organizzatori hanno inoltre deciso di impegnarsi in questa edizione
nella lotta contro l'AIDS, con uno spettacolo su questo tema, conferenze e
animazioni. Il 29 maggio sarà reso omaggio all'ex presidente del Senegal,
Léopold Sédar Senghor nel corso di una serata durante la quale sarà anche
presentata una retrospettiva sulla storia della danza in Senegal.
Fonte: AFP

Per le notizie sulla Repubblica Democratica del Congo vi invitiamo a
consultare i notiziari periodicamente pubblicati sul nostro sito
http://www.cipsi.it/africa/dettagli.asp?ID=469&tipo=2

APPUNTAMENTI

BERGAMO
11-18 MAGGIO
SOTTO LO STESSO CIELO - BERGAMO CON L'AFRICA
http://www.cipsi.it/africa/dettagli.asp?ID=470&tipo=5

BERGAMO
17 MAGGIO
LEOPOLD SENGHOR: L'HOMME DU DIALOGUE INTERCULTUREL
CONVEGNO DI STUDI
http://www.cipsi.it/africa/dettagli.asp?ID=471&tipo=5

SEGNALAZIONE
Nella newsletter del 24 aprile abbiamo segnalato il KIT DIDATTICO
"LA SALUTE E' UN DIRITTO? DIPENDE DA DOVE VIVI",
concepito per introdurre nelle scuole superiori i temi della Campagna per
l'Accesso ai Farmaci Essenziali di Medici Senza Frontiere. Ci risulta che
ci sono stati problemi con l'indirizzo e.mail che avevamo fornito.
Riportiamo qui di seguito i dati completi per richiedere informazioni
Medici Senza Frontiere - Progetti Scuola
Tel. 06-4486921 - Fax. 06-44869220
e-mail: scuola at msf.it oppure Daniela_RUFFINI at rome.msf.org