[TarantoOnLine] "Questa legge solleva lo Stato dall’obbligo di tutelare la salute dei propri cittadini". Le associazioni insorgono contro lo scudo penale per i gestori dello stabilimento ILVA: "E' l’ennesimo insulto alla memoria delle innumerevoli vittime dell'inquinamento"



(AGI) - Taranto, 2 mar. - “Con l’approvazione dello scudo penale per l’ex Ilva, si discriminano gli abitanti di Taranto”. Poche ore dopo l’approvazione, alla Camera, del decreto sugli impianti strategici, che è diventato legge, il Coordinamento Ambientale Taranto, che riunisce associazioni e movimenti, esprime “la propria profonda indignazione per la conversione in legge del decreto legge  2/2023”.
    “Tale provvedimento, che garantisce l'immunità penale per i gestori dell'ex Ilva, rappresenta un’aggressione allo stato di diritto ed alla giustizia italiana”, sostiene il Coordinamento. “Il Governo discrimina Taranto e i suoi abitanti creando leggi ad hoc a tutela dei gestori dell’industria inquinante benché siano noti i gravi danni alla salute ed all'ambiente causati dalle emissioni del siderurgico".
     "Questa legge - evidenziano gli ambientalisti - priva alcuni cittadini italiani del principio di uguaglianza garantito dalla Costituzione Italiana. Questa legge solleva lo Stato dall’obbligo di tutelare la salute dei propri cittadini”.
    Per il Coordinamento, che evidenzia gli appelli lanciati al presidente della Repubblica, il dl “è l’ennesimo insulto alla memoria delle innumerevoli vittime dell'inquinamento e delle loro famiglie".
     “Taranto - ricordano gli ambientalisti - è stata definita dall'Onu come 'zona di sacrificio', poiché vengono violati i diritti umani a causa di un inquinamento devastante per la salute e l'ambiente. La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha più volte condannato l’Italia per non aver protetto i cittadini di Taranto dall’inquinamento dell’ex Ilva ed aver violato il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare”.
    “Come Coordinamento Ambientale Taranto non ci arrenderemo mai di fronte alle ingiustizie", concludono gli ambientalisti, "alle discriminazioni ed alle violazioni dei nostri diritti fondamentali. Arrenderci di fronte a tutto ciò, per noi, significherebbe essere già morti”. (AGI)  
TA1/ROB