[Nonviolenza] La biblioteca di Zorobabele. 456



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LA BIBLIOTECA DI ZOROBABELE
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Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 456 del 25 maggio 2022

In questo numero:
1. Ogni giorno va gridato dai tetti: no a tutte le guerre, no a tutte le stragi, no a tutte le uccisioni
2. Carogno Mozzarecchi: I morti non hanno voce
3. "Fermare la guerra in Ucraina, fermare tutte le guerre, prima che sia troppo tardi". Una conversazione a Viterbo il 21 maggio 2022
4. Un invito a scrivere alla Presidente del Parlamento Europeo affinche' s'impegni per la liberazione di Leonard Peltier
5. Carol Gokee: Rise Up For Peltier Call to Action Toolkit
6. Alcune parole per Leonard Peltier

1. L'ORA. OGNI GIORNO VA GRIDATO DAI TETTI: NO A TUTTE LE GUERRE, NO A TUTTE LE STRAGI, NO A TUTTE LE UCCISIONI

No a tutte le guerre, no a tutte le stragi, no a tutte le uccisioni.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.

2. GALGENLIEDER. CAROGNO MOZZARECCHI: I MORTI NON HANNO VOCE

I morti non hanno voce.

Il capo si' che lo sa quello che fa
se si fa la guerra e' perche' la guerra ci vuole
c'e' la sovrappopolazione c'e' da testare la roba nuova e tosta c'e'
d'arraffare quel che resta dopo il fuoco le spoglie opime gli schiavi e le schiave
soprattutto le schiave si sa siamo uomini ci abbiamo le nostre fregole i nostri diritti
accaparrarsi il bendidio che una volta raso al suolo e' res nullius
c'e' da ripopolare dopo si e' portata la pace e la civilta'
c'e' da rimettere in riga quel branco di scimmie
i morti non hanno voce in nessun capitolo
facessero gli zombi e non scocciassero.

Ai governanti interessano i cantanti le televisioni le feste
le stanze pulite come uno specchio con le scrivanie i quadri gli stucchi
i morti non interessano ai governanti se non per poter ruggire che ci vogliono piu' morti
per il bene della patria della causa della civilta' del pil dello share della valuta
voi dateci le armi che noi ci mettiamo i morti cosi' si fanno i soldi i follower il botto.

Ai governanti piace la gente che sa stare al posto suo
e il posto dei morti e' la tomba la pira la fossa comune
come il posto delle donne degli operai degli africani
e' la catena e' sotto la frusta e' ginocchioni zitti e mosca non mi fate
sparare che se sparo poi e' peggio.

I governanti la sanno lunga
apposta fanno i governanti mica sono fessi
se erano fessi facevano i governati
il popolo bue le bestie che si governano
la vile plebaglia che se la merita la fame la fogna la forca
le bestie che lavorano lavorano lavorano e alla fine si cucinano.

I morti muoiono non sanno fare altro
o forse sapevano farlo ma le bombe i mitra il filo spinato stretto al collo
gli hanno insegnato a fare solo i morti
cosi' le televisioni hanno qualcosa da far vedere
tra una pubblicita' e l'altra fra il primo e il secondo tempo.

Hanno fame di carne i cannoni
che solo quando i cannoni sparano e fanno centro si alzano i profitti
e quello che va bene per il capitale
va bene per la nazione per il partito per le reverendissime eccellenze
per il consiglio d'amministrazione della patria delle ferriere dei network.

I morti ci vogliono sempre
lubrificano gli affari
il sangue fa scorrere i soldi.

I morti non hanno voce
pensaci e stattene zitto
non disturbare il guidatore
non costringerci a farti quello
che non ti vogliamo fare
o forse te lo vogliamo fare
stattene zitto pensaci.

I morti non hanno voce
e fossi in te io ci starei attento
a leggere queste righe
a scrivere queste righe
che qui da noi si sa che i comunisti
fanno una brutta fine che e' la fine che si meritano.

I morti non hanno voce
il duce ha sempre ragione
ci vuole l'igiene nel mondo.

3. REPETITA IUVANT. "FERMARE LA GUERRA IN UCRAINA, FERMARE TUTTE LE GUERRE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI". UNA CONVERSAZIONE A VITERBO IL 21 MAGGIO 2022

Nel pomeriggio di sabato 21 maggio 2022 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" si e' svolto un incontro di riflessione e di testimonianza contro la guerra e le stragi di cui essa sempre e solo consiste.
Di seguito una sintesi dell'introduzione del responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini.
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1. La guerra e' un crimine
La guerra sempre e solo consiste dell'uccisione di esseri umani e della distruzione di beni necessari alla vita degli esseri umani.
La guerra sempre e solo e' nemica dell'umanita'.
Chi prepara, promuove, esegue, sostiene una guerra, con cio' stesso prepara, promuove, esegue e sostiene l'uccisione di esseri umani.
Chi prepara, promuove, esegue, sostiene una guerra, con cio' stesso coopera alla distruzione dell'umanita' e del mondo vivente.
A tutte le guerre occorre opporsi.
Non esiste ne' guerra giusta ne' guerra necessaria: la guerra e' sempre e solo un crimine contro l'umanita'.
Abolire la guerra occorre.
E per abolire la guerra occorre abolire altresi' gli eserciti e le armi che della guerra sono gli strumenti.
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2. Solo la nonviolenza difende i diritti umani di tutti gli esseri umani, solo la nonviolenza si prende cura dell'intero mondo vivente
La guerra viola tutti i diritti umani, ed innanzitutto il primo e fondamentale: il diritto alla vita.
Difendere i diritti umani, difendere la democrazia, difendere la civile convivenza, richiede innanzitutto una nitida e intransigente opposizione alla guerra.
Per difendere la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, per difendere la democrazia, il diritto, la civile convivenza, l'umanita' ha una e una sola risorsa: la nonviolenza.
La nonviolenza e' l'umanita' che prende coscienza di se' e dei propri doveri.
La nonviolenza e' l'umanita' che si riconosce come un'unica famiglia.
La nonviolenza e' l'umanita' che si riconosce parte e custode dell'intero mondo vivente.
La nonviolenza e' la sola politica possibile e necessaria nell'epoca tragica aperta degli orrori di Auschwitz e di Hiroshima.
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3. Fermare la guerra subito
Ogni giorno di guerra e' una strage di esseri umani innocenti ed inermi.
Ogni giorno di guerra l'intera umanita' viene mutilata, straziata, denegata.
Ogni giorno di guerra la barbarie divora una parte di umanita'.
Ogni giorno di guerra il male distrugge una parte della vita.
Ogni giorno di guerra avvicina l'ecatombe dell'umanita' intera.
Dinanzi alle stragi nessun'altra considerazione puo' prevalere rispetto al compito primo e ineludibile: salvare le vite, fermare immediatamente la guerra.
Dinanzi al pericolo dell'espansione della guerra che da un giorno all'altro puo' divenire mondiale e nucleare, quindi apocalittica, nessun'altra considerazione puo' prevalere rispetto al compito primo e ineludibile: salvare l'umanita', fermare immediatamente la guerra.
Ogni guerra puo' e deve essere interrotta da un negoziato. Alle armi si sostituiscano le parole. Alle stragi si sostituisca il dialogo.
Vi sara' modo nel corso del negoziato di riconoscere torti e ragioni, di trovare esiti per quanto possibili soddisfacenti, ma quello che piu' conta, quello che solo conta, e' fermare le stragi, salvare le vite, far cessare la guerra.
Prima che sia troppo tardi si fermi la guerra e si avviino negoziati di pace.
Troppe persone sono gia' morte.
L'intera umanta' e' in pericolo.
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4. Tre dirimenti considerazioni
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
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5. Alcune letture utili
Tra la caterva di pubblicazioni (quelle recenti perlopiu' di taglio giornalistico e di valore sovente infimo) consiglieremmo le seguenti in guisa di introduzione ovvero per saperne qualcosa di piu':
a) Sull'Holodomor una testimonianza letteraria straordinaria e' nel libro di Vasilij Grossman, Tutto scorre..., tradotto in italiano da Adelphi (di Grossman ovviamente occorre aver letto anche almeno Vita e destino, sempre presso Adelphi).
b) Sul sistema di potere di Putin sono ancora assai utili i tre volumi di Anna Politkovskaja pubblicati sempre da Adelphi: La Russia di Putin, Diario russo e Per questo, e la raccolta Proibito parlare edita da Mondadori.
c) Sulla Russia oggi: una sintetica introduzione e' quella di Mara Morini, La Russia di Putin, edita dal Mulino.
d) Sull'Ucraina oggi: una sintetica introduzione e' quella di Massimo Vassallo, Breve storia dell'Ucraina, edita da Mimesis.
e) Sulla guerra in corso sono particolarmente utili i tre volumi di "Limes" e i due fascicoli di "Domino" (ovviamente gli interventi sono polifonici e fin dissonanti, e di assai diversificati approcci e valore); il volume a cura di Memorial Italia, Ucraina. Assedio alla democrazia, edito da Rcs; il volume di Franco Cardini e Fabio Mini, Ucraina. La guerra e la storia, edito da PaperFirst; la raccolta di interventi di papa Francesco, Contro la guerra, edito da Rcs e Libreria editrice vaticana.
f) Per una riflessione sulla pace e' ancora insuperata la vecchia antologia curata da Ernesto Balducci, Lodovico Grassi, La pace. Realismo di un'utopia, edita da Principato.
g) Sulla nonviolenza i libri migliori sono ancora la raccolta di scritti di Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, pubblicata da Einaudi e piu' volte ristampata; e la raccolta di scritti di Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, edita da Protagon.
h) Come e' noto i contributi piu' rilevanti all'azione e al pensiero di pace, solidarieta', nonviolenza sono venuti dal movimento delle donne: tra i libri panoramici che suggeriremmo per un primo orientamento segnaliamo ancora una volta i seguenti: Adriana Cavarero, Franco Restaino, Le filosofie femministe, Paravia, Torino 1999, Bruno Mondadori, Milano 2002, 2009; Giancarla Codrignani, Ecuba e le altre. Le donne, il genere, la guerra, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; Pieranna Garavaso, Nicla Vassallo, Filosofia delle donne, Laterza, Roma-Bari 2007; Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; Giovanna Providenti (a cura di), La nonviolenza delle donne, Quaderni Satyagraha - Libreria Editrice Fiorentina, Pisa-Firenze 2006; Wanda Tommasi, I filosofi e le donne, Tre Lune Edizioni, Mantova 2001; Chiara Zamboni, La filosofia donna, Demetra, Colognola ai colli (Verona) 1997.
i) Per pensare i compiti dell'umanita' nel tempo presente segnaleremmo infine alcuni decisivi lavori di Guenther Anders, Hannah Arendt, Zygmunt Bauman, Simone de Beauvoir, Albert Camus, Hans Jonas, Primo Levi, Emmanuel Levinas, Rosa Luxemburg, Vandana Shiva, Simone Weil, Virginia Woolf.
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6. Una semplice, ineludibile conclusione
Cessi immediatamente la guerra: si avviino immediatamente negoziati di pace.
Si fermino immediatamente le stragi e le devastazioni in corso: si avviino immediatamente negoziati di pace.
Si revochino tutti gli atti di aggressione e di belligeranza: si avviino immediatamente negoziati di pace.
Siano soccorse, accolte, assistite tutte le persone in fuga dalla guerra e dalla fame, dalle devastazioni e dagli orrori.
Si rechino immediati aiuti umanitari alle popolazioni vittime della guerra.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Siamo una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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7. Un percorso di riflessione ed alcune ulteriori e piu' dettagliate proposte pratiche
In questi mesi il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo ha ripetutamente formulato percorsi di analisi e proposte operative.
Segnaliamo di seguito alcuni interventi di sintesi che possono essere consultati nella rete telematica, tutti pubblicati nel notiziario "La nonviolenza e' in cammino":
- "Mitakuye Oyasin". Alcune parole contro la guerra dette a Viterbo e nel viterbese il 24, 25 e 26 febbraio 2022;
- "Partecipando al digiuno contro la guerra", 2 marzo 2022;
- "A un passo dall'apocalisse atomica: cessate il fuoco". 4 marzo 2022;
- "Nulla rimane della scolara di Hiroshima". Alcune parole contro la guerra dette a Viterbo e nel viterbese il 5, 6, 7 e 9 marzo 2022;
- "Intervenga l'Onu a fermare le stragi", 10 marzo 2022;
- "Con il popolo ucraino, contro la guerra". Un discorso a Santa Barbara, 12 marzo 2022;
- "Ogni vittima ha il volto di Abele. Fermiamo la folle guerra di Putin". Un discorso il 15 marzo 2022;
- "Salvare le vite e' il primo dovere", 16 marzo 2022;
- "Quattro conseguenze della guerra in corso, e quattro cose che e' urgente fare", 18 marzo 2022;
- "Con le lacrime agli occhi. Tredici ragionamenti contro la guerra in corso in Ucraina e sui nostri doveri di esseri umani (con in appendice uno scritto di Benito D'Ippolito)", 20 marzo 2022;
- "Alcune parole dette oggi alla stazione ferroviaria", 25 marzo 2022;
- "Esposto contro la decisione del governo italiano di inviare armi in Ucraina, cosi' contribuendo alla guerra e alle stragi di cui essa consiste, in flagrante violazione dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana", 28 marzo 2022;
- "Alcune parole di polvere e cenere dette da un uomo che e' vecchio in un giorno di digiuno", 6 aprile 2022;
- "Col sangue degli altri". Una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, 10 aprile 2022;
- "L'umanita' intera sostenga la tregua pasquale proposta da papa Francesco e persuada ad accoglierla il governo russo aggressore, il governo ucraino e gli altri governi coinvolti nella guerra", 11 aprile 2022;
- "I giorni dell'orco", 17 aprile 2022;
- "Presidente, apra gli occhi. Il piano del governo russo e di quello americano e' ridurre l'Ucraina in macerie e l'intera Europa in miseria". Una lettera aperta al Quirinale, 29 aprile 2022;
- "Breve e franca una lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea, affinche' voglia finalmente adoperarsi per la pace che salva le vite", 2 maggio 2022;
- "Due cose che potrebbe e dovrebbe fare l'Unione Europea per la pace che salva le vite", 6 maggio 2022;
- "Un'azione efficace, e forse la piu' efficace, per fermare la guerra e salvare innumerevoli vite: sciogliere la Nato", 8 maggio 2022.

4. REPETITA IUVANT. UN INVITO A SCRIVERE ALLA PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO AFFINCHE' S'IMPEGNI PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER

Ancora una volta chiediamo a chi ci legge di contribuire all'iniziativa per la liberazione di Leonard Peltier.
Vi chiediamo di scrivere alla Presidente del Parlamento Europeo, l'on. Roberta Metsola, per chiederle di chiedere al Presidente degli Stati Uniti d'America, Joe Biden, di concedere la grazia presidenziale che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
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Non c'e' bisogno di ripetere ancora una volta cio' che chi ci legge sicuramente gia' sa.
Che Leonard Peltier e' un illustre difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e della Madre Terra.
Che Leonard Peltier e' detenuto da 46 anni pur essendo del tutto innocente dei reati a lui ascritti: i suoi stessi accusatori e giudici hanno successivamente riconosciuto che le cosiddette "prove" e le cosiddette "testimonianze" sulla cui base fu condannato all'ergastolo erano false.
Che Leonard Peltier e' il simbolo vivente della lotta dei popoli nativi americani contro il genocidio, l'etnocidio e l'ecocidio di cui sono vittima da parte del potere razzista, colonialista, rapinatore ed onnidistruttivo.
Che Leonard Peltier testimonia e lotta in difesa dell'intera umanita' e dell'intero mondo vivente.
Tutto questo ogni persona che conosce la vicenda di Leonard Peltier lo sa.
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Vi chiediamo di scrivere una lettera alla Presidente del Parlamento Europeo del seguente tenore:
"Gentilissima Presidente del Parlamento Europeo on. Roberta Metsola,
uniamo la nostra voce a quella di tante persone, associazioni ed istituzioni nel chiedere un suo intervento per la liberazione di Leonard Peltier.
Gia' il suo predecessore, l'indimenticabile Presidente David Sassoli, si impegno' affinche' un atto di clemenza da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America restituisse la liberta' all'illustre attivista nativo americano, difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e della Madre Terra, da 46 anni assurdamente detenuto per delitti che non ha mai commesso. 
Gentilissima Presidente, dia seguito all'impegno gia' ripetutamente deliberato fin dagli anni '90 dal Parlamento Europeo, dia seguito all'impegno del Presidente Sassoli, unisca la sua voce a quella di innumerevoli prestigiosissime personalita' come Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu: chieda al Presidente Biden di concedere la grazia presidenziale a Leonard Peltier.
Confidando nella sua attenzione e nel suo impegno, voglia gradire distinti saluti,
Nome e cognome, luogo, data, recapito del mittente"
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Vi chiediamo di inviare questa lettera, o una analoga, all'indirizzo di posta elettronica della Presidente del Parlamento Europeo: president at ep.europa.eu
E, se vorrete, anche al nostro indirizzo per riscontro: centropacevt at gmail.com
Vi saremmo grati se diffondeste la vostra lettera anche ai mezzi d'informazione ed alle altre persone che riterrete possano essere interessate ad averne notizia ed eventualmente ad aderire all'iniziativa.
Grazie fin d'ora per quanto vorrete fare.

5. REPETITA IUVANT. CAROL GOKEE: RISE UP FOR PELTIER CALL TO ACTION TOOLKIT
[Dal comitato internazionale di difesa di Leonard Peltier ("International Leonard Peltier Defense Committee", 428-A8 Farnham St. Marshall, WI. 53559, 715.209.4453, sito: www.whoisleonardpeltier.info, e-mail: Contact at whoisleonardpeltier.info) riceviamo e diffondiamo]

Ask President Biden for the Immediate Release of Leonard Peltier!
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Call to Action Briefing
There is no doubt that our criminal justice system is imperfect, and Mr. Peltier knows firsthand just how imperfect it can be.
"I call on President Biden to commute Mr. Peltier's sentence expeditiously. It is the right thing to do." - Senator Patrick Leahy (D-Vt), longest serving member of the U.S. Senate
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Call to Action
Contact President Biden today!
202.456.1111
Ask for the immediate release of Leonard Peliter
Call President Biden Today! 202.456.1111
Please note: The White House comment line is open from 11 a.m. to 3 p.m.
Eastern, Tuesday through Thursday.
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Important Links:
Change.org Petition: https://bit.ly/3refswl
Contact your local Representatives: https://bit.ly/housereplp
New York Times Article : Clemency for Peltier:
https://docs.google.com/document/d/1zpHhgTsR0cOQkqxlCJ-7fKoW2qJzTx9SbdoqaldBJlg/edit
Guardian Article Calling for Clemency:
https://amp.theguardian.com/commentisfree/2022/feb/02/leonard-peltier-is-americas-longest-held-indigenous-prisoner-he-should-be-freed
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Graphics:
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Official Hashtags
#RiseUpForPeltier
#FreeLeonardPeltier
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Account to Tag
@POTUS
@whitehouse
@OfficialFBOP (Bureau of Prisons)
@PeltierHQ (International Leonard Peltier Defense Committee)
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Sample Facebook and Instagram Post (Copy and Paste)
Call-to-Action
Leonard Peltier, Anishinaabe and Dakota, has spent over 4 decades of his life behind bars, and recently, the prison system has failed to provide him adequate care and protection against COVID-19. His story is the epitome of the systemic abuse that continues to target Indigenous people and Movement Leaders.
We call upon President Biden to show proof of his efforts toward justice and equity by granting Executive Clemency to elder movement leader Leonard Peltier.
Call the White House and demand the release of Leonard Peltier. (202) 456-1111. Say
you support the commutation of #LeonardPeltier's sentence. He's held at USP-Coleman I in FL. Register number 89637-132
Sign the online petition: https://bit.ly/3refswl
Contact your reps. Find them here: https://bit.ly/35raR
#RiseUpForPeltier
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Here's what you need to know to #RiseUpForPeltier
On March 26, 2020 the Office of the Attorney General issued guidelines for the "Prioritization of Home Confinement as Appropriate in Response to COVID-19 Pandemic." A release to home confinement can be an immediate measure to ensure that Mr. Peltier gets the health care that he requires while the ILPDC continues to push for the commutation of his sentence.
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Mr. Peltier's home community on the Turtle Mountain Reservation in North Dakota continues to plead for his return, confirming that they do not see his release as a threat to his community. Read the full letter here.
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The International Leonard Peltier Defense Committee (ILPDC) is calling on the public to contact the White House and urge President Biden to take immediate action. Next, contact members of Congress and ask them to call upon the Warden at USP Coleman-1 and Bureau of Prisons Director Michael Carvajal, urging the immediate release of Leonard Peltier to home confinement.
It is time for Leonard Peltier to go home and be taken care of by his people. He has suffered for far too long and time is running out. Enough is enough!
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Senator Patrick Leahy (D-Vt), the longest serving member of the U.S. Senate issued a statement urging President Biden to commute Leonard Peltier's sentence stating that, "His trial was so riddled with flaws that even one of the prosecutors trying him has acknowledged that Peltier was wrongfully convicted... He is exactly the kind of individual who should be considered for clemency... I have long believed that pardons and commutations are vital tools to offer clemency and relief, particularly when our criminal justice system has been contorted to propagate injustices. I call on President Biden to commute Mr. Peltier.s sentence expeditiously. It is the right thing to do."
Read the full statement here:
https://www.leahy.senate.gov/press/comment-urging-president-biden-to-commute-leonard-peltiers-sentence
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Sample Tweets (Copy and Paste)
Mr. Peltier's home community on the Turtle Mountain Reservation in North Dakota continues to plead for his return, confirming that they do not see his release as a threat to his community. Read the full letter here:
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The IPLDC is calling on the public to contact the White House and urge President Biden to take immediate action. Next, contact members of Congress and ask them to call upon the Warden at USP Coleman-1 and Bureau of Prisons Director Michal Carvajal, urging the immediate release of Leonard Peltier to home confinement.
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It is time for Leonard Peltier to go home and be taken care of by his people. He has suffered for far too long and time is running out. Enough is enough.
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For Media Inquiries, Please Contact:
Carol Gokee, International Leonard Peltier Defense Committee, 715-209-4453
Jean Roach, International Leonard Peltier Defense Committee, 605-415-3127
Kevin Sharp, former Federal District Court Judge & Peltier's lead attorney, 615-434-7001

6. REPETITA IUVANT. ALCUNE PAROLE PER LEONARD PELTIER

Il testo che segue e' la stesura integrale dell'articolo "Persecuzione politica negli Usa. Non muoia in carcere Leonard Peltier" apparso su "Adista segni nuovi" n. 8 del 5 marzo 2022.
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Non muoia in carcere Leonard Peltier
Mentre vengono scritte queste righe Leonard Peltier ha 77 anni, da 46 e' in prigione in un carcere americano di massima sicurezza condannato a due ergastoli per delitti che non ha commesso (un processo-farsa con una giuria razzista lo condanno' sulla base di testimonianze false e di prove altrettanto false; gli stessi accusatori, gli stessi giudici, riconobbero successivamente che fu la condanna di un innocente, che fu una persecuzione politica. Leonard Peltier e' un perseguitato politico, perseguitato perche' e' un nativo americano che ha dedicato l'intera sua vita alla lotta in difesa del suo popolo e di tutti i popoli oppressi, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, in difesa della Madre Terra.
Ha scritto nella sua autobiografia: "Tutti facciamo parte dell'unica famiglia dell'umanita'.
Noi condividiamo la responsabilita' per la nostra Madre Terra e per tutti quelli che ci vivono e respirano.
Credo che il nostro compito non sara' terminato fin quando anche un solo essere umano sara' affamato o maltrattato, una sola persona sara' costretta a morire in guerra, un solo innocente languira' in prigione e un solo individuo sara' perseguitato per le sue opinioni.
Credo nel bene dell'umanita'.
Credo che il bene possa prevalere, ma soltanto se vi sara' un grande impegno. Impegno da parte nostra, di ognuno di noi, tuo e mio".
Leonard Peltier soffre da molti anni di gravi patologie, e recentemente ha contratto il covid. La sua vita e' in grave pericolo, ma fin qui neppure questo ha persuaso il Presidente degli Stati Uniti d'America a restituirgli la liberta' attivando l'istituto della grazia presidenziale.
Da tutto il mondo da decine d'anni si chiede che Leonard Peltier sia liberato: lo hanno chiesto Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, e con essi innumerevoli altre personalita' benemerite dell'umanita', lo hanno chiesto istituzioni democratiche come il Parlamento Europeo, lo hanno chiesto associazioni prestigiose come Amnesty International, e con esse milioni di esseri umani da tutto il mondo che hanno sottoscritto petizioni per la sua liberazione. Fin qui a nulla e' valso.
Perche' tanto accanimento? Perche' tanta ferocia contro Leonard Peltier? Cosa rappresenta Leonard Peltier per far si' che il sistema di potere che domina negli Stati Uniti tema a tal punto un settantasettenne gravemente malato? Cosa rappresenta Leonard Peltier per far si' che gli sia sempre stato negato un processo di appello che sicuramente lo avrebbe assolto? Cosa rappresenta Leonard Peltier per far si' che gli siano state sistematicamente negate tutte quelle misure di riduzione dell'afflittivita' della pena che lo stesso sistema carcerario americano prevede?
Scriviamolo subito: Leonard Peltier rappresenta l'intera umanita' oppressa in lotta per la comune liberazione e per la difesa dell'intero mondo vivente minacciato di distruzione dai poteri dominanti.
La solidarieta' con Leonard Peltier e' la solidarieta' con la Resistenza degli indiani d'America vittime di un genocidio, di un etnocidio e di un ecocidio che tuttora continuano e che occorre contrastare.
La solidarieta' con Leonard Peltier e' la solidarieta' con la lotta di tutti i popoli e di tutti gli esseri umani oppressi e denegati dalla violenza dei poteri dominanti.
La solidarieta' con Leonard Peltier e' la solidarieta' con la lotta dell'umanita' cosciente in difesa del mondo vivente dalla minaccia di distruzione da parte di un sistema di potere, di un modo di produzione e di un modello di sviluppo che schiavizzano, divorano e distruggono gli esseri umani, gli altri animali, l'intero mondo vivente.
La lotta di Leonard Peltier e la lotta per la sua liberazione sono quindi parte di un impegno in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani, di un impegno per la salvezza dell'intero mondo vivente.
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La vita, la lotta e la persecuzione di un indiano
Leonard Peltier nasce a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944.
Nell'infanzia, nell'adolescenza e nella prima giovinezza subisce pressoche' tutte le vessazioni, tutte le umiliazioni, tutti i traumi e l'emarginazione che il potere razzista bianco infligge ai nativi americani. Nella sua autobiografia questo processo di brutale alienazione ed inferiorizzazione e' descritto in pagine profonde e commoventi.
Nei primi anni Settanta incontra l'American Indian Movement (Aim), fondato nel 1968 proprio per difendere i diritti e restituire coscienza della propria dignita' ai nativi americani; e con l'impegno nell'Aim riscopre l'orgoglio di essere indiano - la propria identita', il valore della propria cultura, e quindi la lotta per la riconquista dei diritti del proprio popolo e di tutti i popoli oppressi.
Partecipa nel 1972 al "Sentiero dei trattati infranti", la carovana di migliaia di indiani che attraversa gli Stati Uniti e si conclude a Washington con la presentazione delle rivendicazioni contenute nel documento detto dei "Venti punti" che il governo Nixon non degna di considerazione, e con l'occupazione del Bureau of Indian Affairs.
Dopo l'occupazione nel 1973 da parte dell'Aim di Wounded Knee (il luogo del massacro del 1890 assurto a simbolo della memoria del genocidio delle popolazioni native commesso dal potere razzista e colonialista bianco)  nella riserva di Pine Ridge - in cui Wounded Knee si trova - si scatena la repressione: i nativi tradizionalisti ed i militanti dell'Aim unitisi a loro nel rivendicare l'identita', la dignita' e i diritti degli indiani, vengono perseguitati e massacrati dagli squadroni della morte del corrotto presidente del consiglio tribale Dick Wilson: uno stillicidio di assassinii in cui i sicari della polizia privata di Wilson (i famigerati "Goons") sono favoreggiati dall'Fbi che ha deciso di perseguitare l'Aim ed eliminarne i militanti con qualunque mezzo.
Nel 1975 per difendersi dalle continue aggressioni dei Goons di Wilson, alcuni residenti tradizionalisti chiedono l'aiuto dell'Aim, un cui gruppo di militanti viene ospitato nel ranch della famiglia Jumping Bull in cui organizza un campo di spiritualita'.
Proprio in quel lasso di tempo Dick Wilson sta anche trattando in segreto la cessione di una consistente parte del territorio della riserva alle compagnie minerarie.
Il 26 giugno 1975 avviene l'"incidente a Oglala", ovvero la sparatoria scatenata dall'Fbi che si conclude con la morte di due agenti dell'Fbi, Jack Coler e Ronald Williams, e di un giovane militante dell'Aim, Joe Stuntz, e la successiva fuga dei militanti dell'Aim superstiti guidati da Leonard Peltier che riescono ad eludere l'accerchiamento da parte dell'Fbi e degli squadroni della morte di Wilson.
Mentre nessuna inchiesta viene aperta sulla morte della giovane vittima indiana della sparatoria, cosi' come nessuna adeguata inchiesta era stata aperta sulle morti degli altri nativi assassinati nei mesi e negli anni precedenti da parte dei Goons, l'Fbi scatena una vasta e accanita caccia all'uomo per vendicare la morte dei suoi due agenti: in un primo momento vengono imputati dell'uccisione dei due agenti quattro persone: Jimmy Eagle, Dino Butler, Leonard Peltier e Bob Robideau.
Dino Butler e Bob Robideau vengono arrestati non molto tempo dopo, processati a Rapid City ed assolti perche' viene loro riconosciuta la legittima difesa.
A quel punto l'Fbi decide di rinunciare a perseguire Jimmy Eagle e di concentrare le accuse su Leonard Peltier, che nel frattempo e' riuscito a riparare in Canada; li' viene arrestato ed estradato negli Usa sulla base di due affidavit di una "testimone" che lo accusano menzogneramente del duplice omicidio; la cosiddetta "testimone" successivamente rivelera' di essere stata costretta dall'Fbi a dichiarare e sottoscrivere quelle flagranti falsita'.
Peltier viene processato non a Rapid City come i suoi compagni gia' assolti per legittima difesa ma a Fargo, da una giuria di soli bianchi, in un contesto razzista fomentato dall'Fbi.
Viene condannato a due ergastoli nonostante sia ormai evidente che le testimonianze contro di lui erano false, estorte ai testimoni dall'Fbi con gravi minacce, e nonostante che le cosiddette prove contro di lui fossero altrettanto false.
Successivamente infatti, grazie al Freedom of Information Act, fu possibile accedere a documenti che l'Fbi aveva tenuto nascosti e scoprire che non era affatto il cosiddetto "fucile di Peltier" ad aver ucciso i due agenti.
In carcere, si organizza un tentativo di ucciderlo, che viene sventato in modo rocambolesco; ma anche se riesce a salvarsi la vita Leonard Peltier viene sottoposto a un regime particolarmente vessatorio e le sue condizioni di salute ben presto si aggravano.
Tuttavia anche dal carcere, anche in condizioni di particolare durezza, Leonard Peltier riesce a svolgere un'intensa attivita' di testimonianza, di sensibilizzazione, di militanza, finanche di beneficenza; un'attivita' non solo di riflessione e d'impegno morale, sociale e politico, ma anche artistica e letteraria; nel corso degli anni diventa sempre piu' un punto di riferimento in tutto il mondo, come lo fu Nelson Mandela negli anni di prigionia nelle carceri del regime dell'apartheid.
La sua liberazione viene chiesta da illustri personalita', ma e' costantemente negata da parte di chi ha il potere di concederla. Analogamente la richiesta di un nuovo pronunciamento giudiziario e' sempre respinta, cosi' come gli vengono negate tutte le altre guarentigie riconosciute a tutti i detenuti.
Nel 1983 e poi in seconda edizione nel 1991 viene pubblicato il libro di Peter Matthiessen che fa piena luce sulla persecuzione subita da Leonard Peltier.
Nel 1999 viene pubblicata l'autobiografia di Leonard Peltier (presto tradotta anche in francese, italiano, spagnolo e tedesco).
Ma nei primi anni Duemila il processo per la tragica morte di un'altra militante del'Aim, Anna Mae Aquash, viene strumentalizzato dall'Fbi per orchestrare una nuova squallida e grottesca campagna diffamatoria e persecutoria nei confronti di Leonard Peltier. E nel 2009 un agente speciale che aveva avuto un ruolo fondamentale nella "guerra sporca" dell'Fbi contro l'Aim, Joseph Trimbach, da' alle stampe un libro che e' una vera e propria "summa" delle accuse contro Leonard Peltier.
Tuttavia e' ormai chiarissimo che Peltier e' innocente, e la prova definitiva dell'innocenza la da' proprio il libro di Trimbach: in quest'opera il cui scopo dichiarato e' dimostrare che l'Aim e' nient'altro che un'organizzazione criminale e terroristica, e che Leonard Peltier e' nient'altro che un efferato assassino, l'autore non solo non presenta alcuna vera prova contro Peltier, ma di fatto conferma cosi' che prove contro Peltier non ci sono.
Ma gli anni continuano a passare e la solidarieta' con Leonard Peltier non riesce ad ottenerne la liberazione. Occlusa proditoriamente la via giudiziaria, resta solo la grazia presidenziale, ma quando alcuni presidenti statunitensi lasciano intendere di essere disposti a prendere in considerazione un atto di clemenza che restituirebbe la liberta' a Leonard Peltier la reazione dell'Fbi e' minacciosa. Clinton prima e Obama poi rinunciano. Pavidita' dinanzi alla capacita' di intimidazione anche nei confronti della Casa bianca da parte dell'Fbi?
E giungiamo ad oggi: Leonard Peltier, che e' gia' affetto da gravi patologie, e' ora anche malato di covid: nuovamente chiediamo al presidente degli Stati Uniti che sia liberato e riceva cure adeguate. Non muoia in carcere un uomo innocente, non muoia in carcere un eroico lottatore per i diritti umani di tutti gli esseri umani e per la difesa del mondo vivente.
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Un uomo innocente
Leonard Peltier deve essere liberato non solo perche' e' anziano e malato, ma perche' e' innocente.
Ha scritto nella sua autobiografia: "Non ho scuse da porgere, solo tristezza. Non posso scusarmi per quello che non ho fatto. Ma posso provare dolore, e lo faccio. Ogni giorno, ogni ora, soffro per quelli che sono morti nello scontro di Oglala del 1975 e per le loro famiglie - per le famiglie degli agenti dell'Fbi Jack Coler e Ronald Williams e, si', per la famiglia di Joe Killsright Stuntz, la cui morte per una pallottola a Oglala quello stesso giorno, cosi' come le morti di centinaia di altri indiani a Pine Ridge in quel terribile periodo, non e' mai stata oggetto di inchiesta. Mi piange il cuore nel ricordare la sofferenza e la paura nella quale molta della mia gente fu costretta a vivere a quel tempo, la stessa sofferenza e paura che quel giorno spinse me e gli altri a Oglala per difendere chi era indifeso.
Provo pena e tristezza anche per la perdita subita dalla mia famiglia perche', in qualche misura, quel giorno sono morto io stesso. Sono morto per la mia famiglia, per i miei bambini, per i miei nipoti, per me stesso. Sopravvivo alla mia morte da oltre due decenni.
Quelli che mi hanno messo qui e che mi tengono qui sapendo della mia innocenza avranno una magra consolazione dalla loro indubbia rivincita, che esprime chi essi sono e cio' che sono. Ed e' la piu' terribile rivincita che potessi immaginare.
Io so chi sono e quello che sono. Sono un indiano, un indiano che ha osato lottare per difendere il suo popolo. Io sono un uomo innocente che non ha mai assassinato nessuno, ne' inteso farlo. E, si', sono uno che pratica la Danza del Sole. Anche questa e' la mia identita'. Se devo soffrire in quanto simbolo del mio popolo, allora soffro con orgoglio.
Non cedero' mai.
Se voi, parenti e amici degli agenti che morirono nella proprietà degli Jumping Bull, ricaverete qualche tipo di soddisfazione dal mio essere qui, allora posso almeno darvi questo, nonostante non mi sia mai macchiato del loro sangue. Sento la vostra perdita come mia. Come voi soffro per quella perdita ogni giorno, ogni ora. E cosi' la mia famiglia. Anche noi conosciamo quella pena inconsolabile. Noi indiani siamo nati, viviamo, e moriamo con quell'inconsolabile dolore. Sono ventitre' anni oggi che condividiamo, le vostre famiglie e la mia, questo dolore; come possiamo essere nemici? Forse e' con voi e con noi che il processo di guarigione puo' iniziare. Voi, famiglie degli agenti, certamente non avevate colpa quel giorno del 1975, come non l'aveva la mia famiglia, eppure voi avete sofferto tanto quanto, anche piu' di chiunque era li'. Sembra sia sempre l'innocente a pagare il prezzo piu' alto dell'ingiustizia. E' sempre stato cosi' nella mia vita.
Alle famiglie di Coler e Williams che ancora soffrono mando le mie preghiere, se vorrete accettarle. Spero lo farete. Sono le preghiere di un intero popolo, non solo le mie. Abbiamo molti dei nostri morti per cui pregare e uniamo la nostra amarezza alla vostra. Possa il nostro comune dolore essere il nostro legame.
Lasciate che siano quelle preghiere il balsamo per la vostra pena, non la prolungata prigionia di un uomo innocente.
Vi assicuro che se avessi potuto evitare quello che avvenne quel giorno, la vostra gente non sarebbe morta. Avrei preferito morire piuttosto che permettere consapevolmente che accadesse cio' che accadde. E certamente non sono stato io a premere il grilletto che l'ha fatto accadere. Che il Creatore mi fulmini ora se sto mentendo. Io non riesco a vedere come il mio stare qui, separato dai miei nipoti, possa riparare alla vostra perdita.
Vi giuro, sono colpevole solo di essere un indiano. E' questo il motivo per cui sono qui".
Naturalmente si puo' sostenere che le dichiarazioni di Peltier – anche se sono parole nobili e luminose come quelle che abbiamo citato - non fanno testo: anche se fosse un assassino avrebbe il diritto di negarlo.
Ma oltre le parole vi sono i fatti: ovvero il fatto elementare ed ineludibile che nessuna prova di colpevolezza e' mai emersa; gli stessi accusatori e giudici che pure ne imposero la condanna hanno successivamente ammesso che non vi e' e non vi e' mai stata alcuna prova che fu Leonard Peltier ad uccidere i due agenti dell'Fbi. Il fatto che Leonard Peltier sia stato condannato sulla sola base di "prove" dimostratesi false e di "testimonianze" dimostratesi altrettanto false, e' un'ulteriore conferma della sua innocenza.
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La solidarieta' in Italia
Anche in Italia si e' sviluppato un movimento di solidarieta' con Leonard Peltier, che nel corso dei decenni ha avuto diverse fasi legate a circostanze particolari.
Con l'elezione di Biden alla Casa Bianca nel 2021 vi e' stata una significativa ripresa delle iniziative.
Una nuova campagna - con una peculiare impostazione nonviolenta - e' stata promossa dal giugno 2021 dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo; essa ha suscitato varie rilevanti adesioni, tra cui quella del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, purtroppo recentemente scomparso.
Accogliendo e facendo propria l'iniziativa promossa dalla struttura nonviolenta viterbese, il Presidente Sassoli il 23 agosto 2021 ha espresso pubblicamente - con una conferenza stampa, un video e un tweet - la richiesta al Presidente degli Stati Uniti d'America di concedere la grazia a Leonard Peltier.
Nel suo tweet del 23 agosto 2021 il Presidente Sassoli scrisse, in italiano e in inglese:
"Inviero' una lettera alle autorita' statunitensi chiedendo clemenza per Leonard Peltier, attivista per i diritti umani dell'American Indian Movement, in carcere da 45 anni.
Spero che le autorita' accolgano il mio invito. I diritti umani vanno difesi sempre, ovunque".
"I will send a letter to the US authorities asking for clemency for Leonard Peltier. A human rights activist of the American Indian Movement, he has been imprisoned for 45 years.
I hope the authorities will take up my invitation. Human rights must be defended always, everywhere".
Anche dopo la scomparsa del compianto Presidente Sassoli, ed anche nel suo ricordo, l'iniziativa italiana per la liberazione di Leonard Peltier prosegue.
Per contattare le principali associazioni promotrici delle iniziative italiane in corso per la liberazione di Leonard Peltier: e-mail: bigoni.gastone at gmail.com, naila.clerici at soconasincomindios.it, nepi1.anpi at gmail.com, centropacevt at gmail.com, tel. 3490931155 (risponde Andrea De Lotto, del "Comitato di solidarieta' con Leonard Peltier" di Milano), tel. 3478207381 (risponde Naila Clerici, direttrice della rivista "Tepee" e presidente italiana di Soconas-Incomindios).
Per contattare l'"International Leonard Peltier Defense Committee": sito: wwww.whoisleonardpeltier.info, e-mail: contact at whoisleonardpeltier.info
Alcuni siti utili: Centro studi americanistici "Circolo Amerindiano": www.amerindiano.org ; Il Cerchio, coordinamento di sostegno ai/dai nativi americani: www.associazioneilcerchio.it ; Soconas Incomindios, comitato di solidarieta' con i nativi americani: https://it-it.facebook.com/soconasincomindios/
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Un percorso di letture per saperne di piu'
1. Un percorso minimo puo' essere il seguente.
Ovviamente occorre cominciare dall'autobiografia di Leonard Peltier, Prison writings. My life is my sun dance, St. Martin's Griffin, New York 1999 (in edizione italiana: Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, Roma 2005).
Tra le opere su Leonard Peltier fondamentale e' il libro di Peter Matthiessen, In the Spirit of Crazy Horse, 1980, Penguin Books, New York 1992 (in edizione italiana: Peter Matthiessen, Nello spirito di Cavallo Pazzo, Frassinelli, Milano 1994 - segnaliamo che l'edizione italiana riproduce la seconda edizione americana ma con tagli piuttosto consistenti).
Un'agile introduzione e' il volumetto di Edda Scozza, Il coraggio d'essere indiano, Erre Emme, Pomezia 1996; contiene anche una silloge di scritti di Peltier e la riproduzione di alcune sue opere pittoriche.
Un buon lavoro recente e' il ponderoso volume di Michael Koch, Michael Schiffmann, Ein leben fur Freiheit. Leonard Peltier und der indianische Widerstand, TraumFaenger Verlag, Hohenthann 2016.
Particolarmente utile anche per la contestualizzazione e' l'ottima opera di Bruce E. Johansen, Encyclopedia of the American Indian Movement, Greenwood, Santa Barbara - Denver - Oxford, 2013, piu' volte ristampata (e segnaliamo che ognuna delle cento voci di cui si compone l'opera reca una preziosa bibliografia per l'approfondimento).
2. Alcune ulteriori letture utili.
Per chi volesse ulteriormente approfondire vi sono vari buoni libri in inglese, purtroppo non tradotti in italiano.
Sul processo: Jim Messerschmidt, The Trial of Leonard Peltier, South End Press, Cambridge, MA, 1983, 1989, 2002.
Alcuni utili documenti processuali sono in Michael E. Tigar, Wade H. McCree, Leonard Peltier, Petitioner, v. United States. U.S. Supreme Court transcript of record with supporting pleading, Gale MOML U.S. Supreme Court Records, 1978 e successive ristampe. 
E' di qualche utilita' anche il seguente libro del curatore dell'autobiografia di Peltier: Harvey Arden, Have You Thought of Leonard Peltier Lately?, HYT Publishing, Houston 2004.
Un libro che occorre aver letto - col necessario discernimento, e' ovvio – e' Joseph H. Trimbach and John M. Trimbach, American Indian Mafia. An FBI Agent's True Story About Wounded Knee, Leonard Peltier, and the American Indian Movement (AIM), Outskirts Press, Denver 2009. Trimbach e' stato uno dei quadri dell'Fbi piu coinvolti nella repressione dell'Aim e nella persecuzione di Leonard Peltier.
Sono ancora particolarmente utili anche i seguenti libri.
Rex Weyler, Blood of the Land. The Government and Corporate War against the American Indian Movement, Random House, New York 1982, 1984.
Kenneth S. Stern, Loud Hawk. The United States versus the American Indian Movement, University of Oklahoma Press, 1994, Red River Books, 2002.
Per la contestualizzazione cfr. anche Jeffrey Ostler, The Lakotas and the Black Hills. The Struggle for Sacred Ground, Viking Penguin, New York 2010.
Anche se non si occupa della vicenda di Leonard Peltier e' sempre utile la lettura di Winona LaDuke, All Our Relations. Native Struggles for Land and Life, South End Press, Cambridge, Massachusetts, 1999, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2015.
Ovviamente vi sono molti altri libri che meriterebbero di essere letti (ed alcuni ci sono particolarmente cari), ma quelli citati possono essere sufficienti per un inquadramento adeguato.
Concludiamo citando il lavoro di un autore, Ward Churchill, che ci sembra abbia dato contributi utilissimi, e che ha subito una vera e propria persecuzione (in merito cfr. la prefazione di Barbara Alice Mann alla seconda edizione di Ward Churchill, Since Predator Came: Notes from the Struggle for American Indian Liberation, Aigis Publishing, 1995, AK Press, Oakland 2005). Tutte le opere di Ward Churchill che abbiamo letto ci sono sembrate assai utili, ed anche se su alcune questioni (il marxismo, il pacifismo, la nonviolenza) abbiamo opinioni diverse, e' indubitabile che il suo lavoro teorico e documentario, di ricerca e di dibattito, e' di grande valore, merita pieno apprezzamento e profonda gratitudine. Sarebbe bene che i suoi libri venissero finalmente tradotti anche in italiano. Per un avvio alla conoscenza della sua opera suggeriremmo di cominciare da due raccolte di suoi interventi: Ward Churchill, Acts of Rebellion, Routledge, New York and London 2003; e Ward Churchill, Wielding Words like Weapons. Selected Essays in Indigenism, 1995–2005, PM Press, Oakland 2017.
Ricordiamo infine anche che altri utili materiali sono nel sito dell'"International Leonard Peltier Defense Committee": www.whoisleonardpeltier.info (sito nel quale e' disponibile anche il testo integrale del citato libro di Jim Messerschmidt, The Trial of Leonard Peltier).
Va da se' che non abbiamo ricordato molte opere - alcune delle quali ormai classiche - della e sulla piu' generale resistenza dei nativi americani al genocidio e all'ecocidio; fortunatamente molti sono gia' i lavori - e talora capolavori - sia narrativi che saggistici scritti da illustri autrici ed autori nativi americani, ma non era questa la sede per darne notizia.

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LA BIBLIOTECA DI ZOROBABELE
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Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 456 del 25 maggio 2022
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