Chiama l'Africa News 10/11/04



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Chiama l'Africa News 10/11/2004


IN PRIMO PIANO

Foresta di fiori. Finalmente tradotto e pubblicato in Italia Ken
Saro-Wiwa,
Daniele Barbieri, Migranews, 27/11/2004
<http://www.migranews.it/index.php>

Il 10 novembre di 9 anni fa, un tribunale speciale nigeriano -
nonostante la mobilitazione internazionale - fece impiccare Ken
Saro-Wiwa. Le accuse false nascondevano i due veri, indicibili
"crimini": aver difeso l'etnia Ogoni (che vive sul delta del Niger)
dalla repressione dei militari e soprattutto aver continuato a
condannare - lui, uno scrittore famoso e dunque ascoltato anche in
Occidente - le catastrofi ambientali e sociali provocate dai pozzi della
Shell ma anche, in misura minore, di altre compagnie fra cui l'italiana
Agip. br> E' bene ricordare che esistono nel nostro Paese alcune
associazioni multi-etniche o ecologiste intitolate a Ken Saro-Wiwa (una
di esse, a Bari, l'anno scorso ha anche vinto un premio della Fivol, la
Federazione italiana del volontariato «per l'innovatività progettuale
della sua azione»). Dunque l'impegno politico non è stato dimenticato.
Finalmente possiamo conoscere anche lo scrittore, sinora inedito da noi:
per questo "Foresta di fiori" di Ken Saro-Wiwa dobbiamo ringraziare la
Socrates (06 5895895, www.edizionisocrates.com) cioè una piccola casa
editrice. Restano altri 25 libri, commedie e radio-drammi: sarebbero
letture importanti per gli italiani che vogliono conoscere il mondo al
di là degli stereotipi e delle censure (oltre che, è ovvio, per i
nigeriani emigrati) e dunque speriamo che quest'antologia della Socrates
spiani la strada ad altre traduzioni.

DAL CONTINENTE

La guerra nel paese del cacao
Un presente amaro per un paese considerato in passato uno dei più
stabili e promettenti stati dell'Africa occidentale
un articolo di Eugenio Melandri, pubblicato sul Mattino l'8/11/2004

Dall'alto del Gand'Hotel Ivoire, Abidjan sembra una città europea. L'ha
voluta così Bouagny, il presidente che tutti ricordano come padre -
padrone, quando questo paese, insieme con il Senegal sembrava il più
stabile del continente. Legata alla Francia che, dopo la stagione
coloniale, continuava a mantenere rapporti di carattere politico ed
economico con gran parte delle ex colonie, anche attraverso la moneta;
schierata nell'area occidentale durante il periodo della guerra fredda,
la Costa d'Avorio del vecchio Boigny, era ritenuta un'isola felice nel
mare dei drammi del continente africano. Certo, l'interno non
assomigliava per nulla agli splendori di Abidjan, ma la vita era
dignitosa e i conti con l'estero si reggevano facilmente attraverso
l'esportazione del cacao del caffè e del cotone.
Ma in ben sette mandati che lo avevano visto presidente dal 1960 al
1993, Boigny non era riuscito a scegliersi un successore. Aveva, sì,
all'inizio degli anni 90, aperto al multipartitismo. Ma, come in tanti
altri paesi del continente che, dopo la caduta del muro di Berlino,
erano stati forzati alla "democrazia" questa scelta, invece che portare
alla partecipazione, aveva spinto alla divisione del paese.
Il successore di Boigny, Konan Bedie si dimostrò debole. Incapace anche
di reggere alla crisi economica dovuta al progressivo calo del prezzo
del cacao. Fino al 1999, quando un ammutinamento dell'esercito portò
alla destituzione del presidentee ad un successivo periodo di
destabilizzazione. Nell'ottobre del 2000 viene eletto presidente Laurent
Gbagbo, in libere elezioni. Sembra per un po' che la pace possa tornare.
Ma la speranza dura poco. Il 19 settembre del 2002 scoppiano violenti
scontri nella capitale che portano all'uccisione di alcuni responsabili
della sicurezza e di vari ministri.
E' l'inizio di una guerra civile che neanche la presenza massiccia dei
militari francesi riesce a domare. Nasce il "Movimento patriottico della
Costa d'Avorio" che durante questi anni ha continuato a combattere e a
mantenere il controllo su una parte del paese e sull'importante città di
Bouaké.
I motivi reali di questa rivolta sono tanti. C'è innanzitutto la crisi
economica dovuta al crollo dei prezzi del cotone, del caffè e del cacao,
i prodotti più importanti che il paese pone sul mercato. Esistono poi
divisioni di carattere etnico e tribale che la personalità di Bouagny
era riuscita a coprire, ma che alla sua morte sono inevitabilmente
scoppiate. Non vanno sottaciute anche ambizioni personali di capi
dell'esercito i quali, dopo il golpe precedente le elezioni, o si
attendevano di essere premiati, o temevano di essere puniti.
Il presidente Gbagbo accusa il vicino Burkina Faso di essere coinvolto
nel golpe. Dire se è vero o falso è difficile. Certo è che Burkina Faso,
Costa D'Avorio e Mali sono tre paesi con caratteristiche simili e
abitati da popoli di etnia comune. Che, nelle elezioni del 2002 al Primo
Ministro del paese di origine del Burkina, è stato impedito di
candidarsi alla presidenza e che Mali e Burkina accusano la Costa
d'Avorio di avere espulso migliaia di propri cittadini, come capri
espiatori della crisi economica. Adesso tutto pare tornare nelle mani
della Francia. Ma se anche l'esercito francese riuscisse a raggiungere
lo scopo di pacificare con le armi il paese, tutto resterebbe ancora da
fare. Perchè la battaglia vera che la Costa D'Avorio è chiamato a fare è
quella sul mercato mondiale, per difendere i prezzi di caffè, cotone e
cacao, ormai in caduta libera da troppi anni.



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a cura di Paola Luzzi